718 134. Ripeteva spesso ai frati: « Nessuno
deve lusingarsi con ingiusto vanto per quelle azioni, che
anche il peccatore potrebbe compiere. Il peccatore –
spiegava - può digiunare, pregare, piangere, macerare
il proprio corpo. Ma una sola cosa non gli è possibile:
rimanere fedele al suo Signore. Proprio di questo dobbiamo
gloriarci, se diamo a Dio la gloria che gli spetta, se da
servitori fedeli attribuiamo a lui tutto il bene che ci dona.
«Il peggiore nemico dell'uomo è la sua carne:
è del tutto incapace di ripensare al passato per pentirsene,
niente sa prevedere per tutelarsi. Unica sua preoccupazione
è approfittare senza scrupoli del tempo presente. E
ciò che è peggio- aggiungeva - essa si usurpa
e attribuisce a propria gloria quanto non è stato dato
a lei, ma all'anima. La carne raccoglie lode dalle virtù
e plauso, da parte della gente, dalle veglie e dalle preghiere.
Niente lascia all'anima e anche dalle lacrime cerca profitto».